Uchiwakamaru e Benkei si fronteggiano

Proviamo a leggere il seguente breve testo di Bankei, risalente a circa metà del 1600, che dà delle istruzioni al suo allievo Kato Yasuoki, daimyo di Ozu ed esperto nell’uso dello yari (la lancia diritta giapponese):

Nell’eseguire un movimento, se si agisce con non-mente, l’azione scaturisce da se stessa.
Quando il vostro ki cambia, la vostra forma manifesta cambia con esso.
Quando agite trasportati dalla forza, questo è fare affidamento su ‘sé’.
Avere ulteriori pensieri non è in accordo con la naturalezza.
Quando si agisce deliberatamente, siete legati al pensiero.
L’avversario può allora determinare il vostro ki.
Se cercate la stabilità con sforzo deliberato, il vostro ki diventa disperso, e divenite progressivamente disattenti.
Quando agite deliberatamente, la risposta intuitiva è bloccata; e se la risposta intuitiva è bloccata, come può manifestarsi la mente-specchio?
Quando, senza pensare e senza agire deliberatamente, manifestate il Non-nato, non avete nessuna forma fissa.
Quando si è senza forma fissa, nessun avversario esisterà per voi in tutto il paese.
Non aggrappandosi ad alcunché, non basandosi unilateralmente su qualsiasi cosa, non c’è “tu” e non c’è “nemico”.
Qualunque cosa arrivi, semplicemente rispondere, senza tracce lasciate dietro.
Il cielo e la terra sono vasti, ma al di fuori della mente non c’è niente da cercare.
Cadete nell’inganno, d’altronde, e questa mente diventa invece il vostro vero avversario.
Al di fuori della mente, non c’è arte del combattimento.

Chi riesce oggi a comprendere un testo come questo? Probabilmente ben poche persone. Vediamo di sviscerarne il significato, utile anche per i praticanti di Aikido.
Prima di tutto bisogna comprendere che nella visione tradizionale esiste un livello diverso e superiore alla mente, nella quale noi moderni siamo spesso identificati. Altrimenti il testo apparirebbe incomprensibile e, a tratti pure contraddittorio. Questo livello (che corrisponde al nostro vero Sé viene definito spesso non-mente o mente trasparente).

Proviamo ora a rileggere il testo con i commenti in grassetto.

“Nell’eseguire un movimento, se si agisce con non-mente, l’azione scaturisce da se stessa. (Agire con non mente significa: agire senza pensare, facendo appello al nostro vero Sé che non coincide con la mente pensante).

Quando il vostro ki cambia, la vostra forma manifesta cambia con esso.

Quando agite trasportati dalla forza, questo è fare affidamento su ‘sé’. (Fare affidamento su di sé significa fare affidamento sul proprio vero Io piuttosto che sui pensieri, seguire il movimento spontaneo dell’energia invece che quello automatico del mentale).

Avere ulteriori pensieri non è in accordo con la naturalezza. (Ovverosia pensare impedisce la spontaneità e la naturalezza).

Quando si agisce deliberatamente, siete legati al pensiero. (Quando si agisce a partire dalla mente, deliberando cosa fare o non fare in base al pensiero logico non si è più liberi e naturali ma imprigionati nella mente).

L’avversario può allora determinare il vostro ki. (Quando si è nella mente il modo in cui la nostra energia si muove non è più libera e naturale e l’avversario se ne avvantaggia).

Se cercate la stabilità con sforzo deliberato, il vostro ki diventa disperso, e divenite progressivamente disattenti. (di nuovo qui compare il termine “deliberato” che si deve intendere come “deciso dalla mente” invece che sorto spontaneamente dal nostro vero Sé, oltre il livello mentale. Quindi lo sforzo deliberato dalla mente porta a disperdere le proprie energie e a diventare disattenti).

Quando agite deliberatamente, la risposta intuitiva è bloccata; e se la risposta intuitiva è bloccata, come può manifestarsi la mente-specchio?
Quando, senza pensare e senza agire deliberatamente, manifestate il Non-nato, non avete nessuna forma fissa. (“Mente-specchio, non-nato, non mente” sono tutti sinonimi del nostro vero Sé, la pura consapevolezza al di là e al disopra del livello mentale. Dalla mente non può nascere azione spontanea, né risposta intuitiva ma si è bloccati in schemi e automatismi. Per questo la ricerca della nostra vera essenza è fondamentale per combattere: Se andiamo oltre l’arte del combattimento tutte queste istruzioni sono validissime per riuscire a vivere meglio nel mondo attuale sviluppando la capacità di non avere delle forme fisse).

Quando si è senza forma fissa, nessun avversario esisterà per voi in tutto il paese. (La forma fissa – creata dalla mente – fa nascere i nemici al nostro esterno. Quando si esce dalla mente, nel livello spirituale scompaiono i nemici).

Non aggrappandosi ad alcunché, non basandosi unilateralmente su qualsiasi cosa, non c’è “tu” e non c’è “nemico”. (Oltre la mente si supera la polarità – io e tu, amici e nemici – e l’unilateralità, cioè la fissazione su un singolo polo dell’esistenza. Così facendo siamo liberi, spontanei, naturali e non c’è più nessun nemico reale fuori di noi. Al massimo vi sono delle difficoltà da affrontare!).

Qualunque cosa arrivi, semplicemente rispondere, senza tracce lasciate dietro. (si ripete lo stesso concetto: l’azione nasce spontanea senza pensiero e riflessione e, non essendovi un’attività mentale, non rimangono tracce: rimpianti, pentimenti e dispiaceri).

Il cielo e la terra sono vasti, ma al di fuori della mente non c’è niente da cercare. (Cercare soluzioni fuori da noi stessi è un’illusione).

Cadete nell’inganno, d’altronde, e questa mente diventa invece il vostro vero avversario. (Una volta caduti in questa illusione, persi nella nostra mente nascono gli avversari irreali che non sono altro che figli dell’attività mentale).

Al di fuori della mente, non c’è arte del combattimento. (Si tratta sempre di comprendere che la vera arte del combattimento risieda nella comprensione psicologica e spirituale più che sull’abilitàstrategica strategica)”

Riassumendo: occorre agire e vivere, partendo non dalle riflessioni mentali ma dal nostro vero Sé, che si trova oltre la mente. Quest’ultima non può essere spontanea e libera perché è come un computer, capace di analizzare ed interpretare i dati e le notizie ma impossibilitata a rispondere creativamente. Quelle che definiamo le nostre opinioni sono solo la risultante dell’educazione e delle informazioni ricevute. Finché saremo intrappolati nella nostra mente non troveremo vere soluzioni. Occorre, attraverso la meditazione, entrare nel regno della non-mente dove trovare la vera libertà.

Fabrizio Ruta
PS: ringrazio Valentino Traversa per aver portato il testo di Bankei alla mia attenzione.