I passaggi di grado rappresentano un processo progressivo di apprendimento fisico, tecnico, mentale e spirituale che porta il praticante ad acquisire competenze e conoscenze sia esteriori che interiori facendolo crescere nel corpo e nell’anima.

In fondo alla pagina è presente un file che riepiloga le tecniche fondamentali, suddivise per esame.

Mu kyu (senza grado)

Chi arriva al dojo (il luogo della pratica) è solitamente una “pagina bianca”, un neofita che nulla sa dell’arte che si appresta ad imparare. Dentro di lui, oltre alla voglia di studiare aikido, si mescolano spesso aspettative irreali, concetti erronei, paure. E’ raro che il principiante inizi il training avendo ben chiaro il percorso che affronterà, le sfide che si troverà ad incontrare, le gioie e le difficoltà. Lo stesso avviene con la propria vita. Egli non sa quindi nulla delle qualità che andrà a sviluppare, delle delusioni e delle scoperte che farà. Non sa quanto durerà questo viaggio, né se diventerà una parte determinante della sua vita o un semplice hobby, ma il cammino di mille miglia inizia sempre con un singolo passo …

 

6° kyu

Il primo esame che il neofita affronterà è quello del 6° kyu. Questo è il livello introduttivo che permette al praticante di iniziare a conoscere l’abc dell’aikido dandogli una prima rudimentale idea di cosa esso sia e in cosa si differenzia dalle altre arti marziali. Inoltre impegna il praticante ad apprendere i primi nomi giapponesi, i movimenti più semplici, le tecniche di base e le tanto amate (odiate!), cadute e quindi lo mette di fronte alla sua reale voglia di cominciare a percorrere questa via.

A questo livello non è richiesta forza né efficacia nell’esecuzione tecnica ma un movimento che si svolga con linee chiare, direzioni precise e una buona concentrazione. Anche uke (colui che attacca e “riceve” la tecnica) non deve applicare forza, né ostacolare il partner ma imparare a seguire il movimento di tori (colui che esegue la tecnica) senza esagerare e con un intento determinato e nitido.

 

Le tecniche da apprendere sono su presa kata-te-tori ai-hanmi (la mano destra afferra il polso destro corrispondente o la mano sinistra afferra il polso sinistro). Questa è  soprattutto una presa “didattica”, di studio utile per poter apprendere le tecniche in maniera semplice e diretta senza pensare all’aspetto di “efficacia”.

Nei mesi prima dell’esame l’allievo imparerà:

  • a stare seduto in seiza (in ginocchio seduto sui talloni);
  • Il rei (saluto iniziale e finale tra il maestro e gli allievi);
  • Shio-giri (movimento di taglio in quattro direzioni nord – sud – est – ovest, mutuato dalle tecniche di spada);
  • Ikkyo undo (esercizio di base per ikkyo);
  • Shikko (camminata in ginocchio in posizione di kiza, come seiza ma con i piedi puntati, eseguita sia in avanti che indietro);
  • I primi ashi-sabaki (spostamenti dei piedi);
  • Le ukemi (cadute) eseguite in avanti (mae ukemi) e indietro (ushiro ukemi);
  • le tecniche di base su presa katatetori ai-hanmi

Per il 6° kyu la tecnica più difficile da apprendere è kata-te-tori ai-hanmi uchikaiten sankyo.

 

5° kyu

A questo livello vengono introdotte le tecniche di kata-te-tori  gyaku-hanmi (la mano destra afferra il polso sinistro del compagno o la mano sinistra afferra il polso destro) che portano una maggiore difficoltà nell’esecuzione; l’attacco di shomen-uchi (colpo di taglio con la mano eseguito dall’alto in basso, sempre in arrivo ai-hanmi) di fronte al quale tori si trova a dover apprendere un miglior senso del ritmo, del tempo e della distanza; la presa kata-tori (presa alla spalla) che costringe tori ad acquisire la capacità di muoversi in maniera circolare per omote (ushiro-tenkan) e di spostamento laterale esterno per eseguire la forma ura; infine si iniziano ad apprendere le tecniche in suwariwaza (entrambi i partner praticano in ginocchio sulla punta dei piedi nella posizione di kiza) che rafforzano le anche e i piedi, aumentando l’efficacia generale nell’esecuzione delle tecniche.

Oltre alle cadute in avanti e a quelle indietro si devono apprendere le gyaku-ukemi (cadute incrociate: partendo dalla guardia destra si arriva in guardia sinistra e viceversa) che, per alcuni praticanti, rappresenta un’enorme difficoltà da superare.

A questo livello non è ancora richiesta efficacia né forza ma un buon ritmo e una maggiore concentrazione e precisione.

 

4° kyu

A questo punto il praticante fa un salto di livello sia in qualità che in quantità.

Il numero di tecniche da apprendere sale in maniera progressiva e anche la precisione richiesta è molto maggiore. Non a caso superando questo esame si ottiene il “libretto blu” che indica concretamente il salto di livello.

La forza e la rapidità dell’attacco aumentano e si iniziano ad imparare i movimenti circolari e laterali (iniziati a studiare con la presa katatori alla spalla) eseguendo le tecniche sull’attacco di yokomen che mescola le competenze apprese con la difesa su shomen e katatori.

Uke deve imparare a seguire ancora meglio il partner mentre tori acquista maggiore sicurezza e comprensione dell’arte.

A questo livello non si è più principianti ma non ancora avanzati occorre quindi un maggiore impegno nella pratica, le ushiro ukemi vanno fatte senza appoggiare il ginocchio a terra alla fine della rotazione mentre le mae ukemi devono acquisire un buon ritmo ed essere eseguite in maniera morbida, circolare e con naturalezza.

Le tecniche più complesse risultano Shomen nikyo e sankyo (anche nella variante uchikaiten). Poiché il programma è molto ampio occorre che l’aspirante 4° kyu si applichi molti mesi prima dell’esame allo studio del programma relativo al suo grado.

 

3° kyu

Le nuove competenze richieste per questo livello sono legate soprattutto a 2 nuovi attacchi: katate-ryo-tetori (presa con 2 mani ad un polso, chiamata anche morotedori)

e ushiro-ryo-tetori (presa ai due polsi da dietro). La prima rende più difficile l’esecuzione tecnica essendo una presa eseguito con due mani mentre la presa da dietro, oltre a portare nuove abilità al praticante, aumenta la sensibilità della schiena abituandoci ad una visione a 360 gradi della pratica.

E’ richiesta anche una maggiore efficacia, rapidità e maturità nell’esecuzione.

La pratica delle tecniche in ginocchio deve apparire più fluida e naturale.

Sarebbe bene che gli allievi giunti al terzo kyu iniziassero ad avere delle nozioni sull’uso delle armi.

A questo punto ci si deve sforzare di dare un buon esempio ai nuovi iscritti, insegnando con gentilezza e fermezza le regole e l’etichetta del dojo quando l’occasione lo richiede.

 

2° kyu

Dal punto di vista tecnico il praticante deve cimentarsi ora con tre nuovi attacchi: ushiro-ryo-katatori (presa alle due spalle da tergo) che complica la già difficile esecuzione delle tecniche con presa ai polsi da dietro; katatori menuchi che combina per la prima volta un attacco di taglio con una presa alla spalla e l’esecuzione delle tecniche in hanmihantachiwaza che costringe tori a migliorare la precisione, la velocità e il ritmo delle tecniche in suwariwaza poiché uke attacca stando in piedi mentre lui si trova a praticare in suwariwaza.

Dal punto di vista interiore, se già non si è iniziati occorrerebbe iniziare la pratica della meditazione e lo studio degli insegnamenti di O sensei.

 

1° kyu

Adesso il praticante è giunto alla soglia della cintura nera, il primo stadio della pratica è quasi concluso. Occorre mettere particolare attenzione a questo passaggio di grado perché determinerà la qualità della futura cintura nera. Qui il candidato deve fare degli sforzi ulteriori impegnandosi con il corpo e il cuore nella pratica. Benché ci siano nuovi attacchi da studiare (come munetori menuchi e ushirokubishime) arrivati a questo livello la padronanza dell’aikido è sufficiente per acquisire facilmente le novità tecniche occorre però intensificare la propria pratica in quantità e qualità.

 

 Cintura nera

Diventati cintura nera si ha il diritto ad  indossare la tanto agognata hakama e da qui parte il vero cammino sulla “via dell’aiki”. Il rischio a questo livello è di sentirsi “arrivati”, rallentando l’impegno e diventando pieni di sé sentendosi dei “maestri”. Non è un caso che nell’estate del 2013 il M° Tada abbia affermato che dopo il quarto dan la qualità della pratica diminuisce… Il nostro vero impegno non deve essere quello di insegnare agli altri ma di praticare per noi stessi rimanendo per tutta la vita degli “allievi dell’Universo”.

Sicuramente a questo livello occorre impadronirsi del tantodori e dell’uso delle armi ma naturalmente per essere delle brave cinture nere occorre che lo studio sia iniziato molto tempo prima tenuto conto del fatto che tutta la filosofia e i movimenti dell’aikido derivano dall’uso della spada e della lancia.

 

file_pdf Tecniche per esame
Un suggerimento sulle tecniche su cui lavorare maggiormente, suddivise per esame.