Questa è la terza parte di una conferenza tenuta da Hiroshi Tada shihan nel 15° anniversario della Associazione di Aikido Yachimata il 26 settembre 2004. Tradotta dal giapponese all’inglese da Christopher Li sul sito Aikido Sangenkai; traduzione in italiano iniziata da Fabio D’Abramo e completata da Vito Meuli. Si consiglia di leggere prima la prima e la seconda parte. (Le altre parti: 45).
 
La traduzione (inglese) originale si trova su http://www.aikidosangenkai.org/blog/aikido-hiroshi-tada-yachimata-part-3/
La conferenza originale (in giapponese) può essere letta scaricando questo file: 04-9-26tadasihan-kougiroku.rtf

La tradizione a cui O Sensei aderiva era lo Shingon Mikkyo, il buddhismo esoterico. La sua tomba, e un monumento in suo onore, si trovano nel tempio di Kozan (高山寺).

 

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La tomba del Fondatore dell’Aikido Morihei Ueshiba O-Sensei

 

O Sensei incontrò Sokaku Takeda, praticante di Daito Ryu quando aveva 32 anni. Quando ne compì 35 tornò a casa perché suo padre si ammalò gravemente, e fu in quel tempo che incontrò Onisaburo Deguchi. E lo adorò a prima vista. Perché O Sensei, praticante di Shingon Mikkyo, rimase affascinato da Onisaburo Deguchi? Deguchi predicava l’origine comune di tutte le religioni (万教同根). Vale a dire, tutti gli insegnamenti provengondo da una fonte comune. Per questo motivo Deguchi non diceva che, dato che credeva in qualcosa, quello in cui credeva qualcun’altro fosse sbagliato. Approvava tutto. O Sensei rimase folgorato da questo suo aspetto.

Quando si guardano i doka di O Sensei e altri suoi scritti, potrebbero sembrare di matrice shintoista, ma in realtà contengono gli insegnamenti del buddhismo esoterico Shingon. La persona media probabilmente non lo capisce. Mi sono specializzato nella pratica dell’Aikido, e ho ascoltato i suoi discorsi, quindi io lo capisco. I tagli simbolici, i nove tagli simbolici (“Kuji-kiri” / 九字切り), quello di cui parlavo oggi sulla creazione di un “luogo”, cioè l’idea di creare un dojo solo per sè dentro questo dojo gigantesco. In passato si chiamava confine (“Shugyo” / 結界). In termini moderni, tu presiedi a tale luogo e controlli chi vi entra. Quante volte l’ho ripetuto?

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Kuji-kiri – da “Il Metodo Kuji di Autodifesa” (九字護身法), 1881
I gesti della mano vengono usati per rappresentare concetti specifici. Questo viene ancora riscontrato nello Shugendo, nello Shingon Mikkyo e in alcune casate di arti marziali

Il buddhismo Shingon (真言宗 Shingon-shū) è una delle scuole principali del buddhismo giapponese e uno dei pochi lignaggi ancora esistenti di buddhismo esoterico, iniziato nel terzo / quarto secolo dopo Cristo che, partendo dall’India, arriva alla Cina tramite monaci itineranti come Vajrabodhi e Amoghavajra. Gli insegnamenti esoterici fiorirono successivamente in Giappone sotto l’egida di un monaco buddhista di nome Kūkai (空海), che viaggiò nella Cina della dinastia Tang per acquisire e richiedere la trasmissione di tali insegnamenti esoterici.

Mikkyo (密教, letteralmente “insegnamenti segreti”, “buddhismo esoterico e tantrico”) è un termine giapponese che si riferisce alle pratiche esoteriche del Vajrayana dello Shingon e altre pratiche collegate alle scuole Tendai e Kegon. Nello Shugendo ci sono pratiche influenzate dallo Shingon e dal Tendai.

Esattamente cos’è la “concentrazione mentale”? Questa è una delle cose più fraintese. Quest’anno abbiamo fatto un sondaggio tra i giovani italiani, ma seppure annuissero stavano rispondendo di sì a domande che non capivano davvero. Come sospettavo, nessuno capisce lo Shinpou no Michi. Anche se lo insegno da trent’anni.

Nella “Testimonianza Segreta della Saggezza Immutabile” (不動智心妙録) di Takuan Zenji si esprime che “La mente che è ferma è la mente in movimento, la mente che si muove e muta liberamente è la mente immobile” (心のとどまることが動く心であり、ころころと自在に動くのが動かざる心である).

Quando accade “Keichu” ci si fissa. Qual è lo stato della fissità? Fermare la mente significa che la mente si muove con l’oggetto su di cui è fissata. In altre parole, è come se una mente separata è stata creata dentro di te. Per esempio, quando bisogna schivare l’attacco dell’avversario, o quando si odia qualcuno, sorge un desiderio nella mente e la mente si fissa su quel punto.

Allora cos’è lo stato di “Shuchu”? È rendere la mente come uno specchio. In tempi antichi c’era un detto: “l’uso della mente da parte degli illuminati è lo stesso di quello di uno specchio” (至人の心を遣うこと鏡の如し). “Keichu” è un metodo di immersione nella mente relativa. La mente si ferma e nasce la mente concentrata, fissa. Al contrario, “Shuchu” è l’uso della mente come uno specchio. Come l’immagine in uno specchio cambia quando lo specchio è mosso, il sé è in uno stato di assoluta libertà.

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Per raggiungere questo stato, è importante meditare con Kokyu-ho. Gli stati profondi della meditazione possono essere definiti “concentrazione” (集中), “unificazione”(統一) e “Sanmai” (三味) – che nella lingua originale sono “Dharana”, “Dhyana” and “Samadhi”.

Samadhi (Wikipedia)

Samadhi è l’ottavo braccio dello yoga Ashtanga codificato da Patanjali (yoga a otto braccia). Le ultime tre delle otto braccia sono chiamate Antaranga, o yoga Interno, a significare che si sviluppano esclusivamente nella mente dello yogi. Le tre braccia sono dharana, dhyana e samadhi. Questi tre vengono chiamati collettivamente samyama. Dharana, dhyana e samadhi vengono talvolta tradotti rispettivamente con le parole concentrazione, contemplazione e meditazione.

È importante rendere la nostra mente trasparente a qualsiasi cosa accada, e impegnarsi a farlo con tutte le nostre forze, ma è piuttosto difficile essere realmente coscienti del nostro stato “Keichu” verso l’oggetto, perché l’oggetto diventa il padrone, mentre noi finiamo per inseguirlo. Al contrario, nello stato “Shuchu” noi siamo sempre il “padrone”, ed è l’oggetto che tenta continuamente di “catturarci”, così diventiamo capaci di sentirci come se riflettessimo lo stato dell’avversario (l’oggetto) in uno specchio.

In altre parole, nello stato “Shuchu” lo stato della mente diventa assolutamente libero, uno stato assoluto in cui l’oggetto non riesce a spostarci a destra o a sinistra. Nello stato “Keichu” invece l’oggetto ti porta a destra e a sinistra, in uno stato relativo a lui, in cui non c’è libertà.

Così se ci sono 2 o tre avversari e siamo in stato “Keichu”, ci saranno due o tre oggetti e non saremo capaci di mantenere il controllo della situazione, e sarà un autentico disastro. Le antiche pergamene di Budo spiegano questo concetto con una ripetitività addirittura noiosa. Non bisogna mai entrare in uno stato di “Keichu”, né usare un metodo di addestramento che consenta di essere catturati in tale stato. Questo è scritto in ogni singolo rotolo delle antiche pergamene.

Questo vale non solo per il Budo, ma è altrettanto importante nella vita di tutti i giorni. Le persone che odiano o hanno paura di qualcosa, afflitte o invidiose, non fanno altro che fissare la propria mente sull’oggetto.

È importante non cadere in questo stato, e mantenersi sempre in uno stato di “Shuchu”. Uno stato in cui uno osserva l’oggetto con attenzione, ma non ne viene catturato. In altre parole, uno stato in cui una persona è in grado di controllarsi.

Combattete le illusioni come lo stato di “Keichu”, liberatevene! Migliorando il proprio stato di “Shuchu” si diventa capaci di scoprire l’intero universo nella propria mente, e capire che il proprio sè è qualcosa che ci è stato dato dallo stesso universo come un Wake-mitama (分霊, spirito diviso).

O Sensei insegnava che “L’Aikido è diventare illuminati nell’essenza dell’Universo” (大宇宙の精神を悟得するのが合気道である。) – e, guardando O Sensei, si poteva percepire il significato di quello che diceva.

È facile pensare allo stato di “Shuchu”, ma il solo pensarci non vi porterà da nessuna parte. Innanzitutto dovete plasmare bene il vostro Ki attraverso il Kokyu-ho ed accumulare energia in abbondanza. Se non avete questa abbondanza di energia, per quanto vi sforziate non sarete capaci di raggiungere il controllo. Questo perché, quando l’oggetto che vi trovate di fronte è grande, sarete attratti verso di lui. “Keichu” è scritto con il carattere “傾く” (“inclinarsi in avanti”), quindi dovreste capire subito.

Vi prego di fare molta attenzione a questo punto, perché nel dizionario le definizioni di “Keichu” e di “Shuchu” sono uguali. Provate a cercarle nel Kojien! (広辞苑, un dizionario giapponese, NdT) Io sto usando questi termini seguendo una certa convenzione usata nel Tempukai nelle ricerche su questa materia.

Riguardo a come questo ci riporta alla tecnica del Budo: sviluppare un’abbondanza di energia attraverso Kokyu-ho è importante nella formazione/allenamento su come controllare le proprie sensazioni. In termini di formazione/allenamento nello stile indiano questo si chiama Pranayama (estensione del pran, respiro, o estensione della forza vitale, NdT).

A proposito, parlando di metodi di allenamento stiamo parlando di India o di Cina. Il Giappone è una nazione shintoista, e poiché ciascuno si rivolge alle Divinità direttamente non c’è tanto da lamentarsi di metodi di allenamento difficili. Se parliamo di metodi di allenamento, generalmente parliamo di testi famosi come “Lo Yoga Sutra di Patanjali” (ヨーガスートラ)  o il “Makashikan” cinese (摩訶止観 / “La Pratica Mahayana della Cessazione e Contemplazione”) e “Tendai Shoshikan” (天台小止観 / “Samatha – Vipassana”). Se esaminiamo questo tipo di lavori vediamo che i modi in cui gli esseri umani si allenano sono stati sviluppati migliaia di anni fa. Essi praticavano Kokyu-ho, la purificazione dei sensi attraverso una dieta controllata, metodi per incrementare l’energia vitale, come eliminare le distrazioni ed i pensieri che sono d’intralcio, e metodi per controllare i cinque sensi.

Per esempio, immaginiamo che qualcuno afferri il nostro polso. Quando il tuo compagno afferra il tuo polso tu lo percepisci attraverso il senso del tatto, giusto? Ma non puoi irrigidirti solo perché sei stato afferrato. Per usare le tecniche correttamente non devi perdere la tua libertà, nonostante tu abbia capito con certezza che sei stato afferrato.

Molte discipline sono simili, è importante la capacità di controllare le tue sensazioni, è un requisito importante che devi avere prima di poter concentrare la tua mente. Se uno non riesce a raggiungere i requisiti interni (dentro al corpo), non sarà neanche capace di meditare tranquillamente o di praticare Kokyu-ho. I requisiti minimi sono gli stessi di quelli per un monaco buddhista Zen: controllo del corpo, controllo del respiro, controllo della mente, e questi sono solo alcuni dei requisiti più comuni.

“Allena il corpo”, “allena il respiro”, “allena la mente”. La capacità di O Sensei di usare queste cose durante l’esecuzione delle tecniche nell’allenamento Aikido era veramente impressionante.


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