Questa è la quinta e ultima parte di una conferenza tenuta da Hiroshi Tada shihan nel 15° anniversario della Associazione di Aikido Yachimata il 26 settembre 2004. Tradotta dal giapponese all’inglese da Christopher Li sul sito Aikido Sangenkai; traduzione in italiano iniziata da Fabio D’Abramo e completata da Vito Meuli. Si consiglia di leggere le altre parti prima: 1234.
 

La traduzione originale (in inglese) si trova su: http://www.aikidosangenkai.org/blog/aikido-hiroshi-tada-yachimata-part-5/

La conferenza originale (in giapponese) può essere letta scaricando questo file: 04-9-26tadasihan-kougiroku.rtf


 
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“Mushin Mugamae” (無心無構 / “Nessuna mente, nessuna guardia”) calligrafia di Kenji Tomiki

È necessaria una condizione di Mushin no Kamae (“Condizione di Non-Mente” / 無心の構え). Bisogna applicare le tecniche in Mushin. Se il vostro allenamento non è orientato al Mushin sin dall’inizio, non lo raggiungerete mai. Vi invito a consultare i metodi di allenamento del Tada Juku per maggiori dettagli.

Nella sezione precedente ho spiegato i punti principali della conferenza di ieri (Seminario Internazionale). Forse è stata un po’ difficile, ma questo modo di pensare era perfettamente comune fino al Periodo Meiji. Era comune nel mondo dei Samurai.

Per esempio, nel libro “Hagakure” (葉隠 / “Nascosto tra le foglie”) c’è scritto “La via del Samurai viene trovata nella morte” (武士道とは死ぬことと見つけたり). Eravamo figli della guerra, così credevamo di essere destinati alla morte, ma non è di questo che stiamo parlando. Per sopravvivere realmente, per avere successo in quello che stai facendo, non devi scegliere la via in base al tuo beneficio personale. Si sceglie la propria strada in un attimo ignorando totalmente la propria morte. Quando si fa questo, non si rimane impantanati e si ottiene il successo. È un insegnamento che ci permette di raggiungere il nostro obiettivo (di vita).

Se uno sta morendo, non è una cosa molto difficile. Nell’esprimere il potere della vita, l’insegnamento nascosto tra le foglie è l’importanza di non essere catturato dall’oggetto. Per questo motivo sono necessari una varietà di metodi di allenamento, come l’allenamento nel Kokyu-ho, e molti altri dettagli, ma il punto essenziale del Budo è quella che ho espresso qui. Se conosci questo metodo, sarai in grado di costruire il tuo metodo di pratica personale.

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L’equitazione e il tiro con l’arco, di Utagawa Kunisada (歌川 国貞), 1786 – 1865
“Osana Rikugei no Uchi” (雅六芸ノ内)

Come sapete, la base del Budo sono il tiro con l’arco e l’equitazione.

Nel passato questo era chiamato “Rikugei” (nota del traduttore inglese: 六藝 le sei arti del guerriero insegnate nella dinastia cinese Zhao, citate nel classico testo confuciano “Zhou Li” – 周禮/周礼). Questo era un insegnamento di Confucio. Le sei materie di studio erano l’etichetta (convenzioni sociali nazionali e individuali), la calligrafia (lettura e scrittura), la matematica (le conoscenze relative alla matematica), la musica, il controllo (il controllo di un cavallo, l’equitazione), e il tiro (con l’arco).

Queste sei materie sono spesso citate nelle pergamene del Budo, ma dobbiamo riferirci a concetti più elevati se vogliamo discutere perché Confucio riteneva importante insegnare tali materie.

Non puoi interferire con un cavallo mentre lo stai controllando.  Nel tiro con l’arco, non puoi fermare un obiettivo in movimento. Puoi solo prepararti con cura. Prepara la tua mente e il tuo corpo con cura, e vedrai che la freccia centrerà l’obiettivo naturalmente.

In altre parole, il cavallo è l’oggetto, e non si cerca di applicare qualche tipo di azione a un oggetto. È l’idea che quando si usano la mente e il corpo con cura, in quel momento nasce la tecnica. Questo non è “Keichu” – è un insegnamento confuciano per raggiungere lo “stato di “Shuchu”. È difficile da spiegare saltando subito alle conclusioni, quindi Confucio lo spiegava per mezzo di cose più terra terra come il Kenjutsu.

La musica, l’equitazione e il tiro con l’arco: queste sono le fondamenta.

In Aikido diciamo che uno destabilizza l’avversario, ma se lo fai con l’intenzione di destabilizzare l’avversario…non funziona. Il Judo è buono fino a un certo punto, ma è uno sport. Kano sensei lo ha concepito in quella maniera. Nell’Aikido, tuttavia, se uno tenta di destabilizzare l’avversario finisce per fissare la sua mente sull’avversario. Bisogna assumere con molta cura una postura in cui l’avversario viene destabilizzato. Una volta fatto questo, l’avversario viene destabilizzato automaticamente. Voi dovete creare questa condizione. Tirare l’avversario, pensare di destabilizzarlo, o spingerlo per farlo cadere, queste sono cose che non vanno fatte. È un punto difficile, ma l’idea è che se uno guida la propria mente e il proprio corpo con attenzione, l’avversario verrà destabilizzato.

Provate a mettere una mano contro l’avversario in questo modo. Non tirate l’avversario. Se osservate O Sensei si capisce benissimo questo punto. Anche contro un avversario grande, le sue anche si abbassano e lo avete buttato giù.

Per esempio, anche con uno strumento musicale, se uno cerca di fare qualcosa al pianoforte in sè non riuscirà a combinare niente. Il piano rimane così com’era se uno si muove con cura. È lo stesso con un violino. Sono tutti uguali. Preparando sè stessi con cura si riesce ad ottenere un buon risultato.

Persino nell’Aikido, nonostante richieda grande dedizione per ottenere miglioramenti, ci si muove con cura e attenzione. Io osservavo O Sensei e pensavo che vorrei eseguire le tecniche in quel modo, così le ho scolpite nel mio cuore. Se fai così, esse vengono assorbite bene nel tuo corpo. Ecco perché, ad onor del vero, nell’Aikido si può dire che le tecniche mentali vengono prima delle tecniche del corpo.

Quando l’avversario vola via nello stesso momento in cui compare di fronte a te, O Sensei lo definiva “aprire i suoi occhi”. Diceva che in quel momento il suo corpo si muoveva automaticamente e il movimento veniva espresso.  Di fronte all’avversario, la tecnica nasceva nella sua mente. Questo è richiesto prima. Viene percepito nei nervi del tuo corpo intero e viene manifestato all’esterno. Bisogna fare moltissima pratica dei metodi fondamentali e di respirazione per ottenere questo tipo di movimento.

La sfida principale per l’Aikido nel futuro è trovare il modo per esprimere questo tipo di concetti in termini logici che siano in accordo con la vita moderna.

Poiché la teoria è difficile viene discussa raramente. Ho sentito queste teorie sin da quando ero bambino, e grazie all’incontro con Tempu sensei e all’opportunità di avere qualcuno che mi presentò per entrare nel Dojo Ichikukai, sono in grado di capirla. Probabilmente senza questa preparazione è difficile capirla anche ascoltando direttamente le lezioni di O Sensei, perché questo è un campo di studi molto specialistico.

Campi di studio così specializzati non sono tipici solo dell’Aikido. Io cerco di spiegare queste cose a quelli che vogliono rompere i mattoni, come il sig. Hiraoka fece con il baseball. Solo per il fatto che una persona arriva all’Aikido non significa che sarà in grado di perfezionarsi in questa pratica. L’uso del Ki nell’Aikido, in essenza, il modo di usare la propria mente, questo è quello che importa.

Nota del traduttore inglese

Hiraoka andò in America nel 1871 e studiò la tecnologia ferroviaria mentre lavorava per i fabbricanti di treni a Boston e Philadelphia. Quando tornò in Giappone nel 1876, portò con sè alcune attrezzature di baseball come ricordi dell’America e in seguito fondò la prima squadra di baseball Giapponese, il Club Sportivo Shimbashi.

Quando si parla di “mente”, si presentano i “santi” (聖人君子). Un essere umano che sia un esempio così perfetto, che dica agli altri come vivere le loro vite, non esiste. È impossibile.

Il problema è come accrescere la propria energia vitale fino al suo massimo, e come usarla. In altre parole, come fare ad applicare il pensiero orientale in questi tempi moderni. Penso che sarebbe utile se ci fosse un’incremento nel numero di studenti universitari che si specializzano nella ricerca su questi argomenti. Purtroppo, a differenza dei tempi passati, è difficile fare ricerca specifica su argomenti del genere al mondo d’oggi.

Il problema più difficile è come modellare Shuchu e Keichu.

I partecipanti al seminario oggi forse l’anno fatto come se fosse una sciocchezza, ma il Kokyu-ho A-N e la vibrazione dei nervi umani sono cose estremamente importanti. Il movimento della vita è vibrazione, l’energia entra direttamente nel sistema nervoso.

Normalmente usiamo qualche tipo di apparecchio. La musicoterapia, la terapia della vibrazione, accrescere la propria forza sollevando pesi e investigare metodi per autoregolare il proprio corpo, questi sono tutti strumenti per attaccare questo problema fondamentale.

 
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Morihei Ueshiba e Onisaburo Deguchi in Mongolia
prima del loro arresto a Tongliao (パインタラ / 通遼市)

Il Misogi di O Sensei è la stessa cosa. Prima dell’allenamento O Sensei soleva cantare a lungo dei Norito (preghiere shintoiste). Era veramente dura! Spesso dimenticava che gli allievi erano seduti dietro di lui. Molte volte continuava a cantare per un’ora intera dalle 6:30 alle 7:30. Quando O Sensei cantava cadeva in trance e creava continuamente nuove preghiere.

La vibrazione viene creata dentro di sè attraverso l’eco della propria voce. Noi lo abbiamo fatto come se niente fosse, ma il Kokyu-ho che abbiamo praticato oggi, per esempio, è efficace anche quando si è esausti, o quando si è passati per una brutta esperienza.

Nei tempi antichi, l’armatura di un Samurai vibrava prima della battaglia con il tremore della loro eccitazione. Non è che fossero impauriti, è che stavano accumulando forza vitale. Questa può essere generata artificialmente da ciascuno di noi. Il potere della voce può essere applicato efficacemente, usando il Kokyu-ho come mezzo. Per esempio, la concentrazione di vibrazioni estremamente sottili su una ferita. Ci sono molti metodi per ottenere questa concentrazione. Vi invito ad approfondire questo argomento per conto vostro.

Bisogna esprimere nella tecnica quello che abbiamo nella mente.

Per esempio, in Shiho-nage non bisogna semplicemente eseguire un Kata con il corpo; prima bisogna immaginare nella testa  come ci si muoverà e che tipo di condizione bisogna costruire. A quel punto si entra direttamente con Shiho-nage. Questo è un metodo di allenamento.

Per diventare un maestro bisogna svolgere una gran quantità di allenamento solitario e di pratica individuale. Chiunque faccia questo lavoro sarà capace di progredire, anche se magari non diventerà un maestro. Vi invito a provarlo voi stessi.

Quando si comincia a fare ricerca nel Kokyu-ho si arriva a capire che tipo di allenamento svolgere successivamente. E non solo l’Aikido. Ognuno avrà i suoi campi di specializzazione – fare uso di questi talenti è importante.

Se avete un po’ di tempo vi prego di leggere alcuni dei Doka di O Sensei (“Poesia della Via”). Dovete tenere a mente le spiegazioni di questa conferenza mentre vi allenate in modo da creare le tecniche naturalmente e senza sforzo come O Sensei.

Bene, per oggi è tutto.