SOLDATI O SAMURAI?
(Dalla massa al singolo, dall’individuo al divino)

L’aikido corrisponde alla pratica dei samurai cioè alla ricerca del cammino di conoscenza di sé e non al mero esercizio fisico di tecniche di difesa. La Via è un cammino individuale e personale nel senso che non si può creare un sistema generale schematico valido per tutti.
L’allenamento per creare dei soldati di un armata è standard e si basa su forme schematiche è identiche per tutti utilizzando spesso dei comandi uniformati al cui suono tutti obbediscono. Se osserviamo per esempio un allenamento moderno di jodo vedremo tutti i praticanti allineati su una fila che rispondono agli ordini eseguendo dei movimenti coordinati e identici. Lo stesso avviene quando marcia un esercito: tutti sono allineati e non possono prendere iniziativa autonoma ma occorre obbedire ai comandanti e non alla propria coscienza.
Quindi esiste un allenamento per i soldati (per la massa) e una pratica per i comandanti (il singolo). La prima è una pratica che insegna ad obbedire quindi ad attendere istruzioni e a reagire ai comandi esterni; la seconda educa a decidere autonomamente e a prendere decisioni che poi gli altri eseguono. In altri termini, il soldato reagisce, il comandante agisce. La folla, la massa, le persone sono schiave e prive di una vera libertà; il singolo che percorre il cammino del Risveglio, auspica la Liberazione attraverso una Via individuale accordata al proprio essere profondo (il Vero Io). Come avviene sempre parlando di “cose spirituali” è in agguato il paradosso: solo quando la persona, facente parte di una massa indistinta diventa individuo autodeterminatesi in una austera ascesi, può superare la dimensione egoica e aprirsi al Tutto connettendosi alla dimensione Universale. La Via, pur contenendo delle istruzioni generali, è pur sempre un cammino che innanzitutto permette che dalla massa indefinita comparva il singolo (Individuazione) e poi che dall’individuo conduca al divino attraverso il superamento della separazione e dell’individualismo stesso.
In questa ottica l’aikido (almeno come insegnato dal maestro H. Tada) insegna a creare un allenamento in cui si è attori centrali dell’azione educandoci ad essere nel ruolo di tori come dei generali che dall’alto osservano il combattimento e danno gli ordini all’esercito (uke). Cade quindi la tipica impostazione del nostro allenamento che parte dall’attacco dell’uke da cui ci si difende eseguendo una tecnica codificata in reazione (go-no-sen). Così facendo infatti non si sarebbe dei Re alla guida dei propri cavalieri ma semplicemente dei combattenti in un’arena. Il samurai al contrario, ha il pieno controllo della situazione, agisce e determina il contesto in cui avviene l’evento. È al centro dell’azione, gestita totalmente in connessione con la più vasta Intelligenza universale, attraverso la condizione di anjodaza (vuoto mentale).
Naturalmente possiamo comprendere tutte le implicazioni che questa visione ha nella nostra vita quotidiana a seconda se scegliamo di essere passivi spettatori, diluiti nella massa inconsapevole di persone-automi, oppure pieni registi delle nostre scelte in armonia con la direzione della Forza vitale universale.

Fabrizio Ruta

Samurai - foto riportate ai colori originali tramite computer grafica

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