Morihei Ueshiba, fondatore dell'Aikido

Morihei Ueshiba, fondatore dell’Aikido

Ci sono tre cose importanti nella pratica dell’aikido.
Tutti e tre questi aspetti sono da approfondire indipendentemente della pratica delle forme tecniche e si possono (devono) sviluppare nel dojo come risultato dell’allenamento.

Esse sono:

  • Aumentare ed usare positivamente la nostra energia vitale.
  • Imparare ad abbandonare il livello del pensiero compulsivo.
  • Sentire l’unione con il Tutto.
  1. Per incrementare la nostra energia vitale occorre fare movimento, mangiare bene e, soprattutto, respirare correttamente.
    Quest’ultimo aspetto prevede sia una corretta respirazione, per fornire il corpo di ossigeno e ripulirlo dell’anidride carbonica, sia la pratica di adeguati esercizi di pranayama atti ad assorbire l’energia vitale.
    L’idea dell’esistenza di una forza vitale universale è presente in tutte le culture tradizionali e veniva identificata con la parola prana in india, chi in Cina e ki in Giappone.
    Tuttavia non occorre credere all’idea di questa misteriosa energia ma piuttosto farne l’esperienza diretta.
    Tutte le pratiche insegnate dal M° Tada nel ki-no-renma sono, per esempio un ottimo sistema per realizzare questo scopo.
    Poi durante l’allenamento occorre portare particolare attenzione ad estendere (nobi) ed aumentare la nostra energia vitale.
  2. Questo secondo aspetto prevede innanzitutto il rendersi conto che noi e i nostri pensieri/emozioni non siamo la stessa cosa.
    Detto in altri termini, occorre uscire dall’identificazione con il livello mentale.
    Noi siamo, nell’essenza, “pura consapevolezza senza forma” e anche di questa affermazione occorre farne esperienza diretta piuttosto che crederci fideisticamente o rifiutalo aprioristicamente!
    La pratica della meditazione è perfetta per il raggiungimento di questa consapevolezza.
    In aikido usiamo il termine anjodaza (vuoto mentale) per riferirci allo stato di “non mente” o “mente trasparente” che raggiungiamo con specifici esercizi.
    Praticando aikido dobbiamo cercare di entrare in questo stato per realizzare il cosiddetto moving zen cioè la pratica della meditazione in movimento che, chiaramente, porta il nostro allenamento su un altro livello.
  3. Infine occorre praticare non come se fossimo delle entità isolate dal Tutto, delle particelle separate e indipendenti ma come degli individui connessi con la più vasta Realtà sottostante.
    Quindi le tecniche vengono eseguite non tanto facendo riferimento alla nostra limitata forza personale, ma attingendo alla Forza e alla Saggezza dell’Universo (inteso come il Dharma cioè la Legge cosmica, il fondamento spirituale della realtà, l’esistenza così com’è realmente).
    Quindi potremmo vivere la massima vedica che afferma Aham Brahmasmi cioè “Io sono il Brahman, l’Assoluto”
    così come il Fondatore dell’aikido affermò: “Io sono l’Universo”.
    Possono sembrare delle affermazioni astratte o di difficile raggiungimento ma, se vogliamo che la nostra Arte sia anche una Via (do/michi) e non solo un insieme di tecniche di difesa o di bei movimenti armonici, queste informazioni derivate dall’insegnamento del nostro Direttore Didattico M° H. Tada, diventano UNA possibile strada da seguire.

Buon Keiko (anche) spirituale a tutti!
Fabrizio Ruta