“Fuori di me 1000 nemici, nel mio cuore nessun nemico”
detto samurai

Imparare a vivere nella non contrapposizione significa aprirsi ad un nuovo modello evolutivo tanto più necessario quanto più l’umanità vuole svilupparsi verso sistemi più funzionali e progrediti.
La non contrapposizione è la via del nostro Vero Io (il Sé) mentre l’opposizione, il conflitto ed il contrasto sono la cifra dell’ego.
L’ego è la nostra falsa identità nata dall’identificazione con i processi mentali. Quindi l’ego è il modo distorto (o nevrotico) di usare la nostra mente che ci fa credere che siamo esseri separati dal Tutto facendo coincidere quello che si è, con l’insieme di pensieri ed emozioni legati alla nostra storia personale, ai nostri possessi e ricordi del passato e alle aspirazioni sul futuro.
Il nostro Sé o Vero Io è invece la pura consapevolezza che, come uno specchio, riflette la realtà così com’è, senza nulla togliere o aggiungere. Quello che noi siamo realmente oltre l’ego.
Solitamente l’essere umano medio (identificato nell’ego) tende a contrapporsi a qualunque cosa non segua la propria volontà infantile ed i propri desideri. A livello del singolo ci si può contrapporre al clima, al partner, agli anni che passano, alle difficoltà, all’automobilista non abbastanza gentile, al pedone troppo lento, al politico di turno, al cibo sgradito… Interi gruppi etnici si possono contrapporre ad altri (bianchi contro neri, cinesi contro giapponesi, …), gli uomini alle donne, i giovani agli anziani, i ricchi ai poveri, stati contro altri stati, destra contro sinistra, nord contro sud, tifosi di una squadra contro i sostenitori di quella avversa. L’elenco potrebbe essere infinito e toccare ogni ambito dell’esistenza. Occorre rendersi conto dei danni che crea vivere nella contrapposizione, modalità di relazionarsi che appartiene al passato dell’umanità che tuttavia continuiamo a trascinarci dietro inconsapevolmente, generazione dopo generazione.

figura 1

Figura 1

La contrapposizione ci rende deboli (anche se apparentemente ci può dare un senso di forza legato alla resistenza che avvertiamo) ed infelici, crea nemici, non risolve nessun problema, aumenta le disuguaglianze e i conflitti, sparge i semi di guerre e incomprensioni, limita la comunicazione, rende ciechi e sordi ai bisogni degli altri… (fig. 1).

La non contrapposizione (fig. 2) può essere definita in positivo, unione. Consiste nella capacità di accettare la realtà così com’è senza giudicare quello che non segue i nostri desideri egoici. Non contrapporsi significa dire di sì alla Vita, in qualunque forma essa si manifesti anche quando presenta un volto sgradevole. Accettare la pioggia, una malattia, un contrattempo, chi la pensa diversamente, qualunque cosa non segua il nostro piacere individuale, significa allinearsi con la Realtà, con l’attività stessa dell’Universo. Tutto è perfetto così com’è, tutto segue il giusto corso, nulla dovrebbe andare in maniera diversa da come si svolge. In termini religiosi si potrebbe dire che occorre accettare la volontà di Dio inchinandosi alle sue vie misteriose.

Figura 2

Figura 2

Quando ci contrapponiamo nasce il giudizio, la critica, le lamentele, le recriminazioni e le proteste; sbuffiamo e siamo scontenti; mettiamo il muso e siamo negativi… A volte piccole cose, che non seguono le nostre limitate e personali aspettative, fanno immediatamente insorgere l’ego. Crediamo che il mondo debba ruotare intorno al nostro piccolo e limitato io psicologico, diventiamo misura di tutte le cose e ogni deviazione dai nostri individuali programmi diventa una tragedia contro cui combattere strenuamente. Diveniamo allora miopi e ristretti, chiusi in un carcere di stupido egocentrismo.
Un’altra via è possibile superando le strettoie dell’ego: smettere di lottare contro quello che è, rilassarsi nel momento presente riconoscendo che i nostri personali nemici sono solo ombre nel nostro cuore, parti di noi non accettate (fig. 3). È bene chiarire che accettare non significa assolutamente subire in silenzio e passivamente, chinando la testa. Per esempio se inizia a piovere mentre sto per uscire, contrapporsi significa lamentarsi, sbuffare e diventare di umore nero. Non contrapporsi significa rimanere aperti alla realtà (piove), non prenderla sul personale (il clima non c’è l’ha con te!), non creare conflitto interiore contro la pioggia. Infine, non subire la realtà implica il prendere un ombrello per non bagnarsi!
Riassumendo, abbiamo due modalità di rapportarci al mondo e a noi stessi (e questo vale per i singoli ma anche per gruppi, nazioni, fazioni, squadre, aziende, …):

  1. Contrapporci interiormente ed esteriormente a quello che non segue le nostre aspettative. A livello pratico questo si manifesta con reazioni che nascono dal livello egoico.
  2. Non contrapporci cioè unirci alla situazione accettandola. Da questa profonda accoglienza del momento presente può nascere un’azione appropriata che scaturisce non dall’ego ma dal Vero Io oppure (se nessuna azione è possibile) si accetta l’evento per come è, evitando l’insorgere di pensieri ed emozioni negativi.

Per realizzare tutto questo occorre apprendere l’arte della meditazione di cui parleremo in futuro.

Figura 3

Figura 3

Fabrizio Ruta